VAM.it MAGAZINE proj

SBUCCIATURE RIBELLI

IL PROGETTO VENEZIA ART MAGAZINE

di Alberto Balletti e Marina Guarneri

Nella specie umana la comparsa della coscienza individuale é precedente al linguaggio. Nella sua contaminante inclinazione metafisica la scienza moderna non ha portato all’esclusione dell’individuazione, della vanità, dell’odio e del desiderio nelle relazioni umane. Per avere il consenso l’epoca moderna ha spesso preferito la guerra dei grandi uomini alle ipotesi oniriche e visionarie da condividere diffusamente. Ora che si è concluso il decennio di osmosi tipico di un inizio secolo, i retaggi modernisti vanno riletti ben oltre la chiave provvisoria del Post modern. Necessitiamo di un’operazione di reset sul piano dei singoli individui che consenta una ricalibratura della scala dei valori umani. Diviene forse necessario smemorare il criterio socio-mediatico della vita caratterizzato dal desiderio di oggetti per non essere passivi nel passaggio tecnologico dal consumo di prodotti al consumo di esperienze. Per poter essere lucidi in questo momento storico delicato. Una interruzione, una pausa che permetta di svuotare, di godere di un periodo di vuoto. Se è avvenuto un cambio epocale sarebbe conveniente condividerne le possibilità future.

Nella storia dell’umanità le opere d’arte hanno sempre svolto il ruolo nodale di reinnesto generativo quando sono avvenute rivoluzioni e grandi cambiamenti di condivisione metafisica dei valori. A differenza dal passato questa volta in gioco è la pura esperienza, smaterializzata dallo strumento, dall’oggetto funzionante, dalla macchina. Vivendo in un periodo in cui i dispositivi si stanno affrancando dalle funzioni esecutive, potremmo optare per una specializzazione che finalmente ci distingua dall’artificiale. Il nostro esperto fidato in materia dovrebbe essere l’artista. Egli ha sempre operato uno spostamento sottile agendo oculati prelievi dalle competenze delle tecnologie del lavoro, trasformandole in tecniche dell’espressione.

Quali sono le competenze cognitive che un artista mette in atto per questo distoglimento operativo da tecnologia a tecnica, da strumentale a strumento?

Per rispondere ricorriamo a un esempio forse retorico, ma chiaro: un uomo ben funzionale al suo ambiente urbano se estraniato in un luogo detecnolocizzato, a parte il problema della sopravvivenza, quali chances lavorative avrebbe? Una cosa è certa: in assenza di energia elettrica avrebbe meno competenze di un uomo di Neandertal. Una retrocessione sproporzionata. Nel caso dell’artista il problema della assenza di rete non disconnette il suo bagaglio tecnico. Il segno personale, strumento estremamente raffinato, nelle epoche pre-elettroniche ha svolto funzioni di sintesi e di accumulo di informazioni ragguardevoli. Questa non è una nostalgia antimodernista, ma una rivalutazione del potenziale mnemonico che l’artista compie nel suo privato viaggio. Se si escludono le star del sistema dell’arte, la piccola comunità artistica, fuori dai giochi del potere come sempre ha fatto, svolge silenziosamente un lavoro di idratazione costante della coscienza umana. In molti periodi di crisi dei valori a causa di catastrofi la comunità degli artisti ha ricreato le condizioni sociali, anche dove se ne erano perse le nozioni basiche. Gli artisti vivono sempre nella rinascita del perenne medio evo umano.

Per capire questo concetto di identità di una minoranza si può pensare al lavoro svolto dalle equipes di scienziati nei laboratori. Spesso comunicano fra loro oltre i confini geografici. Condividono fra loro i dati, ma anche le idee che precedono le scoperte. Idee che spesso il popolo del mondo non può capire, semplicemente perché sta ancora vivendo nell’evo precedente.

In un’epoca digitale dove (nel bene o nel male non ha importanza in questa  ipotesi) la rete sociale corrisponde al mezzo, il social net, potremmo pensare di richiamare a un ruolo ufficiale gli artisti come ricercatori dei linguaggi. Potremo facilitare le fasi di diffusione del batterio amico che caratterizzerà la visione delle prossime generazioni. Diminuendo la contro reazione tipica di un’epoca decadente, verrebbe facilitata l’azione riconciliatrice svolta da quell’elite di ricercatori a cui prima o poi vengono riconosciute le chiavi della certezza. E’ sempre stato così. Verificarlo ora arricchirebbe di uno strumento di condivisione le umane visionarietà future.

La proposta del progetto editoriale Venezia Art Magazine ricerca indizi a partire da questi paradigmi. Sovraespone i confini del disegno, portando chi guarda oltre al segno e alla sua mimesi pittorica, slittando verso la terra ribelle dove gli artisti possono incrociare i loro segni traccianti nuove piste.

In quest’ottica ribelle l’attenzione al corpo cambia visione e si rinnesta sottosopra. Il referente visivo coincide con le tracce dei segni dei lavori di ricerca degli artisti che andremo a selezionare per il Venezia Art Magazine.

Per contattare il curatore: albertoballetti@veneziaartmagazine.it

sito personale del curatore: www.albertoballetti.com

pagina FaceBook Venezia Art Magazine

Copyright-©-Elena-Bovo-my-secret-garden1Elena Bovo my secret garden1 Copyright-©-Elena-Bovo-my-secret-garden2Elena Bovo my secret garden2

Gabriele Salvo Buzzanca 2

Gabriele Salvo Buzzanca

Gabriele Salvo Buzzanca

Gabriele Salvo Buzzanca   giuseppe vigolo antonella zerbinati Santi Giorni

Giuseppe Vigolo e Antonella Zerbinati

giuseppe_vigolo2

Giuseppe Vigolo

giuseppe_vigolo3

Giuseppe Vigolo

LAA156139 Database_Libri 280 383 300 3307 4527 CMYK

Gianluca Rossitto

LAA156139 Database_Libri 280 383 300 3307 4527 CMYK

Gianluca Rossitto

lisa_stefani

Lisa Stefani

lisa_stefani3

Lisa Stefani

marco_trentin

Marco Trentin

marco_trentin3

Marco Trentin

nicola_zolin1_frame

Nicola Zolin

nicola_zolin2_frame

Nicola Zolin

Armored_WWW

Alberto Balletti

alix1

Alice Biondin

Dulji mwž

Ana Brumat

Šaka

Ana Brumat

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.