Uscire all’improvviso nella terra di nessuno: il Padiglione/Frontiera della Tunisia.

The Absence of Paths, Tunisia’s first national pavilion since 1958: an Interactive Performance during the 57th Venice Biennale

Preview Days  May 8-12 – Open to the Public  May 13-October 30, 2017

“I didn’t come here of my own accord, and I can’t leave that way. Whoever brought me here, will have to take me home.” Maulana  Rumi (1207-1273)

Il Padiglione nazionale della Tunisia sfida l’etica dell’ordine pubblico europeo creato dal mondo politico contemporaneo contro i migranti. Uscire all’improvviso nella terra di nessuno: un’esperienza che potremmo fare dappertutto ed in nessun luogo, ma che è realtà alla frontiera tunisina.

Tre piccoli Padiglioni/Chioschi situati strategicamente in Biennale e dei sedicenti doganieri rilasciano passaporti al rovescio. Presentandoti e dopo aver lasciato le tue impronte digitali in pratica lasci la tua cittadinanza per passare di là. Non capita spesso che un’azione/environment ti coinvolga suggerendoti una possibile privazione identitaria di appartenenza. Le performance a cui siamo abituati giocano sullo stimolo, non sulla sottrazione. Quante volte vi hanno chiesto anche solo di togliervi le scarpe mettendovi in imbarazzo per quella forzatura nell’essere coinvolti. Forse quell’imbarazzo è in se proprio l’oggetto della performance, lo spostamento temporaneo dell’asse percettivo abituale. In coda davanti al precario officetto della dogana di The Absence of  Paths le custom practices sembrano assurde. Quando è stato il mio turno non nego che nel rispondere alle domande del doganiere mi sono confuso. L’operazione semanticamente è semplice quanto efficace se riportata in Biennale dove le Nazioni rappresentate dai loro Padiglioni hanno guadagnato i loro siti in virtù della differenza fra Stati a confronto nell’eccellenza artistica. In un luogo che si presume libero da confini nazionali solo perche l’arte libera l’intelletto multiethnic, rimarcare il confine dell’identità invalidando con un nuovo passaporto quello che presumi essere naturalmente il tuo, apre una inchiesta molto azzardata fra gli artisti e gli addetti in europa. E’ attuale chiedersi perché l’impossibilità di movimento umano sia tutt’oggi circoscritta fra interdizione e privilegio?

 

The Absence of  Paths abilita ogni partecipante a una protesta personale oltre i bagagli di identità nazionale che soffocano il collettivo umano.

“Io continuo ad essere inspirato da Pangaea, ed immagino un mondo connesso nel più vero senso della parola”, sostiene Lina Lazaar, il curatore tunisino di un esperimento di pensiero che forse può esistere solamente attraverso il rovescio del mondo dell’Arte.

Di contrappasso Lost and found è il titolo dato dall’artista concettuale Sislej Xhafa al Padiglione del Kosovo alla 57ma Biennale di Venezia, all’Arsenale.

Anche questo è un garritta da frontiera, ma povera e sguarnita di guardie e di documenti. Sul bancone solo un vecchio telefono: è molto improbabile che squilli. La memoria ritorna alle persone non catalogate ne tra i vivi ne tra i morti, risultato disumano di un conflitto ormai dimenticato da tutti, tranne da chi spera ancora che quel telefono si possa riconnettere. L’artista ricorda che “nella guerra del Kosovo, fino al 1999 c’erano circa 5.000 persone che erano scomparse dopo aver perso la guerra. E oggi ne mancano ancora 1.667”.

Alberto Balletti e Marina Guarneri